2 girls 1 cup

Finché la cresta non le copre l'occhio, la gallina non fa il cocco

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Ph Nick Knight"Finché la cresta non le copre l'occhio, la gallina non fa il cocco".
Qualora la lettura di questo proverbio vi lasciasse indifferenti, è probabile che siate sopraffatti dalla velocità delle vostre giornate. Perciò, datevi il tempo e la tranquillità per assaporare questo viaggio a bordo di uno straordinario mezzo di evasione, l'uovo!
Scegliete pure il vostro preferito. Di uova ce ne sono tante.
Se siete abitudinari, affidatevi all'uovo di gallina. Buono e senza segreti, solo nel giorno di Pasqua, finisce per ben 365 milioni di volte nei piatti degli italiani.
Se insaziabili, preferite l'uovo di struzzo. Un po' duro nel suo aspetto, ma delicato in quanto al suo sapore, può superare i due chili di peso e trasformarsi in gigantesche frittate.
Se creativi, apprezzate quello di quaglia. Piccolo e pigmentato, si presta alle vostre idee più sovversive e appetitose.
Se lussuriosi, non rinunciate alle uova di caviale, il cui altissimo valore sul mercato le rende ancora più afrodisiache. D'altronde, quanto più è difficile ottenere qualcosa, più ostinazione ci mettiamo nel desiderarla.
Fatta la vostra scelta, non vi resta che accompagnare l'uovo in cucina, dove è il caso di ripassare alcune regole comportamentali.
Anzitutto, rammentate che albume e tuorlo hanno composizioni nettamente diverse, non sono ugualmente digeribili e si traducono in esperienze sensoriali quasi apparentemente contrapposte. Discreto e delicato, di tendenza dolce e succulenta, l'albume convive con il tuorlo, più sfacciato e prepotente sulle papille gustative. La prevalenza dell'albume o del tuorlo, ma anche

l'incontro con ingredienti complementari, possono determinare la sorte dei vostri piatti. Tuttavia, la chimica, per quanto indispensabile, non può sostituirsi al vostro assaggio, l'unico reale strumento di valutazione delle vostre combinazioni culinarie. Sarà forse per questo che i ricettari dedicano ampi approfondimenti ai metodi di cottura dell'uovo, piuttosto che ai suoi legami ideali: Uova fritte, affogate, sperdute, sode, barzotte, al tegame, in tortino, frullate, ripiene, strapazzate, al latte di gallina, sotto cenere, gettate pel camino, incatramate, et cet. (Garagantua Pantagruele, Rabelais), si prestano ad infinite interpretazioni che hanno ispirato non pochi letterati.
Ho scelto per questo viaggio l'omelette dell'imperatrice, descritta con dovizia di particolari dalla giocosa e sofisticata Isabel Allende nel suo Afrodite. Pare fosse la colazione preferita di Caterina di Russia (1729-1796), in abbinamento a una tazzina di tè con vodka.
Per due persone, ci vogliono cinque uova non gallate appena deposte, mezza tazza di caviale beluga, possibilmente del mar baltico, quattro fettine sottili di salmone affumicato norvegese, burro fresco di campagna, cipollotti tritati, sale, pepe, due cucchiaini di panna acida e pane tostato. Si rompono delicatamente le uova in un recipiente di porcellana fine, solo per un fatto di eleganza, e le si sbattono leggermente con sale e pepe. Si scalda il burro nella sacra padella e appena inizia ad assumere un aspetto caraibico, vi si versano le uova. Quando l'omelette è quasi cotta, la si tocca con infinita dolcezza, e onde evitare che perda la sua incantevole disposizione, sarà più opportuno sussurrarle parole di incoraggiamento nel corso del distacco. Si mettono nel mezzo i cipollotti e il salmone, poi la si piega a metà, come se si chiudesse un libro. Per girarla, gli esperti muovono la padella con un avanti e indietro sincopato da buon ballerino e, con un brusco colpo del polso, la lanciano in aria, quindi la recuperano rivoltata, così si indora perfettamente da entrambe le parti. La si serve in un piatto precedentemente scaldato in forno. Si posa sopra il caviale e di fianco il pane croccante, appena tostato, e la panna acida.
Comunque lo si voglia gradire, l'uovo è magico, sorprendente, bizzarro, irrinunciabile e vitale!
Mi ricorda quella vecchia barzelletta, sapete... Quella dove uno va dallo psichiatra e dice: "Dottore mio fratello è pazzo, crede di essere una gallina", e il dottore gli dice: "perché non lo interna?", e quello risponde: "e poi a me le uova chi me le fà?". Be', credo che corrisponda molto a quello che penso io dei rapporti uomo-donna. E cioè che sono assolutamente irrazionali e pazzi e assurdi... Ma credo che continuino perché la maggior parte di noi ha bisogno di uova (Io e Annie, Woody Allen)
Capurso on line - Donatella Lettieri

Ultimo aggiornamento ( Martedì 04 Novembre 2014 08:58 )