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Un poeta autentico - Di Gaetano D’Elia

 

E’ nato un poeta autentico

di
Gaetano D’Elia

articolo tratto dal Bimestrale di Spettacoli e Letteratura
Godwin Club Italia (numero di agosto-settembre 2002)”

Lillino Patano di Capurso ha quarantasei anni, quando ne aveva ventinove vinse a Roma, per la poesia inedita, il premio internazionale “Poeti del ‘900″, presieduto da Alberto Bevilacqua. Trentottenne si decise a pubblicare quarantanove sue poesie (di cui nove senza titolo) in un volumetto della Grafica Squeo della sua citta’ natale, L’amore difficile, parole che costituiscono l’ultimo verso del quinto componimento che non ha titolo: “difficile e’ l’amore”. Nell’ultima poesia del canzoniere, “Il nostro amore”, quest’ultimo termine (su 142 versi) e’ ripetuto quarantatre’ volte (piu’ altre cinque ricorrenze di “amavo”, “amavi”, “amore”: ma si noti la presenza di termini come “seppellire”, “muore”, “moriremo”, “ha ucciso” e “morto”. Eros e Thanatos, si potrebbe dire, ma questo straordinario e modernissimo canzoniere d’amore e’ antiretorico e antisentimentale nella sua vena romantico-sentimentale. Perche’ i sentimenti si risolvono, per pura forza linguistica ed espressiva, in chiave surreale, tra Magritte e Chagall. Poesie surrealiste, quindi, ma soprattutto dettate da una vena autentica e sincera che a volte si trasforma in cantabilita’. Si pensi al verso di “Il nostro amore”: “quando mi volavi sulla testa”, che richiama Chagall. Il distico, nello stesso componimento: “e qualche poesia acerba / che non osa marcire nei miei quaderni”, rivela l’uso personalissimo del linguaggio. La poesia che non vuole marcire come un reperto organico: consapevolezza di un valore che si riscontra in tutte le pagine dello smilzo volumetto.
Ne “Il tempo” si chiede alla donna amata di versarlo “nei tuorli di futuri uomini”: ancora una volta l’organico e l’immateriale si fondono, creando una lingua personalissima che e’ fascino del conzoniere, oltre al tenero empito disincantato della voce narrante. In “Noi inesperti di guerra” si parla di “noi che ci insegnano a rubare / noi millimetri di dolcezza / sotto un cielo / che quasi non esiste”. La poesia termina con “noi che digiuniamo / per un cielo diverso / e per due occhi / se ci vengono a trovare…”. Il cielo forse non esiste (in “Spettinati pensieri” il cielo e’ “meticoloso”) oppure e’ diverso e dei due occhi non si sa se verranno a trovarci. Come si vede il tono lirico ed effusivo e’ controllatissimo grazie ad accostamenti linguistici originalissimi che fanno piazza pulita delle convenzioni. Linguaggio immerso nel quotidiano piu’ banale come nel verso (da “Spagna”) “Questi giorni di pioggia / sono (…) / l’effimero che si intasca come / da un assegno postdatato”.
L’effimero e’ un assegno che non si puo’ riscuotere subito e tutto cio’ equivale a giorni di pioggia. Pioggia, effimero, assegno sono termini che appartengono a diversi campi semantici e concettuali. Patano costruisce, con queste assonanze, poesie di un fascino difficilmente eguagliabile, tra le piu’ belle dell’ultimo ventennio in Italia. E la poesia termina con un altro richiamo al denaro: “Questi giorni di pioggia / io li sento da lontano quando arrivano / con la loro bassa frequenza / con quel denaro liquido che si spande / come una fumida Spagna che piange i suoi toreri”. Qui il denaro e’ gia’ intascato e si spande come una nazione intera, ma in lutto per i toreri morti. I giorni di pioggia, siamo in Spagna, arrivano con una bassa frequenza: siamo qui nel campo semantico della radiofonia. Termini tecnici (”bassa frequenza” e “assegno postdatato”) si coniugano, con impensabili corto circuiti linguistici, nel nome di una nazione definita con un termine colto, “fumida”.
Nell’ultima poesia senza titolo i “giorni (…) / scendono da certi alberi della mente”. I giorni si personificano e la mente diventa un bosco da cui discendono i giorni.
Giorno-albero-mente: un trinomio che, surrealmente, ricrea un mondo e una situazione. Questo e’ Patano: un poeta delicatamente surrealista che ha il dono straordinario di ricreare il linguaggio con abbinamenti inconsueti ma non bizzarri. E’ un surrealista sentimentale in cui il sentimento si priva delle scorie del patetico e il surreale si spoglia dell’eccentricita’ fine a se stessa. “Questi sono giorni che hanno un aria di casa / che vanno piu’ piano del mio stesso dolore / simile alla rosa che mi siede non distante dal cuore. / Questi sono giorni che non fanno rumore / scendono da certi alberi della mente / con qualcosa che ci stanca / e ci vieta alla gioia… / sono giorni che stanno soli / come noi / che non abbiamo pretese particolari / che ci mancano gli arrivederci / di quelli che vanno / che salpano come da un sonno / e si siedono spalle alla vita / per non vedere e non lasciarsi coinvolgere / da questa solitudine che oblitera e c’invalida”.

 

Gaetano D’Elia