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I luoghi della legalità. Festival regionale organizzato da Libera

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"Far coincidere principio di legalità e principio di normalità. Difenderlo, come si difende una pianta rara, con l'impegno di tutti i giorni. Un impegno che sia sanguigno e deciso e che si allochi nei luoghi dell'agire collettivo, quelli che spesso sono stati e sono violati, ma che mai saranno sacrificati in nome dell'illegalità". Quando, lunedì 15 ottobre, il referente regionale di Libera Puglia e responsabile nazionale legalità democratica Arci, Alessandro Cobianchi, ha presentato così la prima edizione del Festival "I luoghi della legalità - la giustizia cammina per le strade", mancavano ancora tre giorni all'apertura del calendario. Eppure, nelle parole, nel tono forte e accalorato, negli occhi di Cobianchi, c'era una preconizzazione di quel che l'evento è poi stato. Non semplicemente una vetrina, l'occasione per mettere in mostra esperienze comunque positive dell'antimafia sociale e culturale delle Terre del Sud e di Puglia in particolare. Piuttosto, la ripresa degli spazi nel nome della quotidianità. Una maniera per dire che le società non arrese sono l'unica strada verso la sconfitta delle illegalità.
Organizzato da Libera Puglia e MomArt, in compartecipazione con l'Agenzia per la lotta non repressiva alla criminalità organizzata del Comune di Bari, con la Regione Puglia, con il Comune di Adelfia e l'Istituto 'Fornelli', e il collaborazione con Teatro Kismet, Arci Puglia e Arci Bari, il festival di quest'anno, svoltosi tra il capoluogo levantino e Adelfia, paesone dell'interno barese, tra il 18 e 21 ottobre, è da considerarsi come un'edizione zero. Una rampa di lancio verso il futuro.
Un'annata comunque positiva, questa 2012, per l'evento, con un calendario pieno di stimolanti iniziative. Due mostre (i "Racconti di mafia" della fotografa Premio Pulitzer Letizia Battaglia e "15 poster come carte d'agrumi" di Mauro Bubbico), sei rappresentazioni teatrali di cinque differenti

compagnie, tre presentazioni librarie (dall'anteprima del festival affidata a Davide Mattiello, autore de "La mossa del riccio. Al potere con tenerezza e disciplina" fino ai saggi "Lo zingaro e lo scarafaggio", spaccato sul tracollo d'immagine del mondo del calcio, scritto a quattro mani da Giuliano Foschini e Marco Mensurati e "Sacra Corona Unita" di Mara Chiarelli), due momenti di discussione (uno, nella serata conclusiva, alla presenza di Gabriella Stramaccioni della Direzione nazionale di Libera e dedicato al ripristino dell'etica all'interno della finanza), l'installazione ad Adelfia del Villaggio della Legalità, domenica 21, quale punto apicale e, insieme, chiosa perfetta del messaggio sotteso al festival.
Il Villaggio dunque, quale luogo in comune, spazio di condivisione, prova di convivenza civile secondo le diversità. Vi hanno preso parte trenta sigle, tra associazioni, cooperative, gruppi culturali. Trenta stand che hanno inteso raccontare, e che hanno raccontato, una storia diversa rispetto a quella descritta dalle cronache giudiziarie. Una storia di vivacità, di partecipazione, di coinvolgimento civico, di cittadinanza democratica. Una storia di soggetti per cui la resa non è strumento politico, che innalzano l'arma dell'impegno e della corresponsabilità contro l'indifferenza. O, come più semplicemente ha riassunto Manuela Fortunato, coordinamento provinciale Libera Bari inaugurando il villaggio insieme con Augusto Masiello (Kismet) e Vito Antonacci (sindaco di Adelfia),"qui facciamo antimafia sociale. Qui lottiamo alla nostra maniera, gioiosa e nonviolenta, per liberare i nostri luoghi dalla prepotenza delle mafie organizzate".
I luoghi, dunque. I luoghi, infine, anche e soprattutto quelli che, un tempo, sono stati sotto il controllo stringente delle mafie. Quelli che per Cobianchi vanno "difesi e protetti" (lo ha scritto nel manifesto valoriale del festival).
Ad Adelfia, il festival ha avuto come nucleo logistico il MomArt, fu discoteca Moma, bene sequestrato al clan dei Paterniti, e già restituito alla collettività. Prima, centrale dello spaccio. Oggi, fabbrica di cultura, di saperi, di arte. A Bari, nell'appartamento di Piazza San Pietro a Bari, sito nel cuore di Bari vecchia, confiscato al potentissimo clan dei Capriati, si sono svolti i LegalitArt, laboratori curati dall'Arci imperniati sulla proiezione di documentari e film sulla legalità in Puglia.
"Abbiamo puntato - la chiosa di Cobianchi - ad alzare l'asticella della discussione rimettendo al centro l'etica".
Fonte: Capurso on line Redazione

 

Ultimo aggiornamento ( Martedì 06 Novembre 2012 09:09 )