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23 dicembre. Natale alle porte con dolci tradizioni natalizie

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Le cartellate23 dicembre. Data importante per tutte quelle mamme e nonne, ma anche figlie e nipoti, che si accingono a preparare il famoso "lattaminue", tradotto: il latte di mandorla. Quello industriale non ha proprio nulla a che vedere con quello fatto artigianalmente, a fuoco lento, tra le preghiere ed un mestolo di legno, dalle nostre nonne la notte del 23 dicembre. Il latte di mandorla ha una preparazione particolare, che inizia con molta precedenza rispetto al momento della sua cottura. Le mandorle vanno tenute a bagno per poterle facilmente "spellare", poi vanno tritate e "strizzate" all'interno di un cannovaccio pulito. Molte signore, le più tradizionaliste, conservano dei cannovacci esclusivamente per questo impiego, una sola volta l'anno. Il succo viene raccolto e fatto cuocere a fuoco lento anche per diverse ore fino all'arrivo della sua giusta consistenza. Molte sono le varianti di "latte di mandorla" in quel di Capurso: la prima riguarda senza dubbio il riso. "Nooon iiij non u mettck u ris, nn m' piesc!" tipica frase, spesso pronunciata nei periodi natalizi, discutendo circa "u lattaminue". C'è poi chi gradisce la cannella, chi lo zucchera di più e chi meno, chi addirittura ci aggiunge la pasta! La tradizione vuole che la sua preparazione incominci dalle ore

22, ma poche ora son le donne che han voglia di star a girare il composto fino alle 3 di notte. Molte dopo la prima mezz'ora ormai, tendono a lasciarlo incustodito, iniziando a cuocerlo magari la mattina successiva o precedente. E come biasimarle? È indubbiamente un processo lento e faticoso: "iiij figghià meee! S' n' vonn i vrazz!!" (le braccia si stancano facilmente). Prima il tutto si faceva più volentieri poiché legato a fattori religiosi, ma soprattutto perché, come raccontano i nonni, era un'occasione per sedere attorno al braciere tutti insieme, e cantare "tu scendi dalle stelle", mentre la mamma era attenta alla cottura. Oggi con i termosifoni chi più ha il braciere? E con l'arrivo della televisione esso ha perso anche il suo potere di "riunire la famiglia". E se malauguratamente il "lattaminue" traboccava durante la cottura? "Sciagure per quella famiglia!" sostengono le nonne, "diventa nero e olioso!" . Pare però, fortunatamente, che a nessuna sia mai capitato. E le altre prelibatezze nostrane? Vogliamo parlare "d'i cartddet"? Per intenderci: le cartellate? Come le gradite? Al vin cotto o al miele? E le "castagnelle"? E i "dolcini"? E qui ci sarebbe da far un elenco infinito di "dolcezze". Sarebbe bello non dimenticare l'arte (perché arte andrebbe definita) di continuare la tradizione natalizia Capursese; poter quindi magari sacrificare qualche giorno di vacanza per non lasciar nel passato momenti che univano la famiglia lasciando un dolce sapore in bocca.
Capurso on line - Mara Lorusso Flammini

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 23 Dicembre 2013 12:45 )